Sapete cos’è un ecomuseo? Si tratta di un museo diffuso e a cielo aperto in cui ogni elemento – un sentiero, una masseria abbandonata, una tradizione artigiana – viene riconosciuto, raccontato e reso accessibile. In concreto, si mappano i luoghi di valore storico, culturale o ambientale, si coinvolgono le comunità locali nella raccolta di memorie e si creano percorsi tematici, spesso segnalati da targhe, pannelli e QR code che permettono ai visitatori di esplorare la storia del territorio in autonomia, anche tramite smartphone. A supporto possono nascere centri di visita, attività didattiche, laboratori e iniziative di turismo lento, con l’obiettivo di rendere viva e dinamica la relazione tra passato, presente e futuro.
In Regione Campania, come dice Valeria Ciarambino, vicepresidente del Consiglio Regionale e prima firmataria della legge che li istituisce, “gli ecomusei contribuiscono a rafforzare l’identità locale e il legame col territorio di appartenenza, con la propria storia, innescando un meccanismo virtuoso di partecipazione in cui i cittadini diventano custodi e promotori della loro terra”.
La Campania infatti per il momento ha riconosciuto e finanziato quattro ecomusei, molto diversi fra loro.
Uno è a Napoli, nel quartiere di Scampia, la cui sede è il ristorante di cucina napoletana-romanì Chikù, dove già alcune migliaia, soprattutto di scolari, ma anche di visitatori in gruppi di famiglia e singoli hanno esplorato le opere d’arte a partire da quelle inserite nella stazione Felimetrò, dedicata a Felice Pignataro, l’operatore sociale e artista i cui murales sono praticamente ovunque nella zona, ma anche le strutture in muratura e mosaico realizzate dagli operatori ed utenti di salute mentale del Centro La Gatta Blu e da vari cittadini, e poi tutti le aree verdi adottate e curate dagli abitanti, i centri dedicati ai minori a rischio, al recupero e inserimento lavorativo dei tossicodipendenti e detenuti, alla tradizione del carnevale sociale, nato ad opera di Felice e del Gridas. Qui, oltre a un quartiere che più di 40 anni fa nacque privo di servizi, si incontrano persone che, nonostante e contro la violenza e prevaricazione dei clan, costruiscono una nuova appartenenza e socialità.
Diversa è la situazione dell’ecomuseo Transluoghi di Morigerati, in Cilento, dove già da una decina d’anni è operativa un’oasi naturalistica del WWF che apre al pubblico la zona delle grotte del fiume Bussento e un molino-pastificio del Cinque-seicento. Qui pure è forte la sensazione “corale” della partecipazione degli abitanti del paese e delle sue frazioni, ma anche di tanti che, pur vivendo altrove, tornano per coltivare e promuovere i prodotti di stagione e quelli tipici come i fichi, dedicandosi all’accoglienza turistica, alla conoscenza della flora, fauna e geologia attraverso l’apertura di itinerari storici e naturalistici eccezionali.
Ad Oscata, in Irpinia, troviamo invece ECuRu, l’ecomuseo delle cucine rurali dove in un piccolo borgo di Bisaccia (Avellino) la storia, oltre che nelle pietre delle costruzioni e gli oggetti del lavoro dei campi, è soprattutto nelle persone che in una zona un po’ arida e ventosa mantengono e rinnovano tradizioni come i forni di comunità, le lavorazioni stagionali della mietitura del grano e la raccolta e trasformazione dell’uva, la realizzazione di conserve, il momento di riflessione e convivialità (o anche di discussioni appassionate) che si svolgono nelle cucine, davanti alle fornacelle, la promozione di incontri culturali e letterari.
Torniamo in provincia di Salerno con l’ambizioso ecomuseo dei Monti Picentini, che mette insieme 10 comuni dalla pianura di Pontecagnano Faiano, con le sue aree archeologiche, fino alle montagne con i borghi spettacolari di Sieti, a Giffoni sei Casali, Giffoni Vallepiana e il suo festival del cinema per ragazzi, Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano, Castiglione del Genovesi con il Santuario della Madonna della Stella, Olveano sul Tusciano e la sua area naturalistica, Acerno, San Mango Piemonte e San Cipriano Picentino. Qui borghi, lì monasteri e chiese in cui si promuovono incontri tematici e soprattutto la collaborazione fra diverse Proloco ed enti per promuovere attività culturali di ogni tipo.
Con questa breve presentazione speriamo di avervi fatto venire voglia di conoscere ambienti naturali e umani che rappresentano non solo i territori di tre delle province della regione, ma che sono un laboratorio di sperimentazione che tiene conto di altre esperienze nazionali ed europee che li hanno ispirati e con le quali essi si collegano e risuonano armonicamente.

