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Associazione Marco Mascagna - O.N.L.U.S.

Il covid ha colpito anche l'economia: quattro team di economisti ci dicono come curarla (28/05/2020)

L'epidemia di covid-19, oltre a essere una tragedia per il gran numero di morti e di malati, è una sciagura anche dal punto di vista economico. L'obbligo di rimanere a casa, la chiusura di fabbriche, negozi e cantieri e la sospensione di servizi turistici, attività artistiche e ricreative era l'unico modo d'arrestare l'epidemia una volta scoppiata, ma non poteva non determinare una crisi economica: il prodotto interno lordo annuo calerà del 9% in Italia, del 7% nella UE e del 3% nel mondo [1]. Se l'epidemia dovesse riaccendersi, la recessione sarebbe molto più grave.
Come sempre i più colpiti sono i poveri. Chi viveva d'elemosina o di lavoretti, chi era precario o aveva piccole attività commerciali ha subito un colpo gravissimo e, spesso, è riuscito a non morire di fame solo grazie alla solidarietà di enti benefici o di persone generose. Il numero di disoccupati è cresciuto e crescerà ancora di più e molte piccole e medie imprese rischiano non solo di fatturare di meno ma di chiudere.
In una situazione così grave tutti chiedono aiuto allo Stato: non solo cassa integrazione, ma anche sostegno al reddito, finanziamenti a fondo perduto, sgravi fiscali, prestiti a tasso agevolato e a garanzia statale. Dopo che per anni abbiamo sentito che lo Stato doveva “farsi da parte” e “lasciar fare al mercato” oggi tutti vogliono un massiccio intervento dello Stato nell'economia, ben sapendo che, se si lasciasse fare al mercato, migliaia d'imprese fallirebbero e precipiteremmo in una crisi economica da cui probabilmente non ci potremmo più risollevare.
Il Governo italiano ha stanziato 80 miliardi di euro per interventi e aiuti di vario tipo [2]. E' una cifra consistente, pari a tre finanziarie. Sono soldi che lo Stato, prima o poi, dovrà prendere da qualche parte, per non aumentare in maniera insostenibile il proprio debito e rischiare la bancarotta. Il problema è che una crisi così grave determinerà una diminuzione delle entrate fiscali (se gli italiani guadagnano meno pagheranno anche meno tasse e lo Stato incasserà di meno). E' necessario quindi decidere da dove devono essere presi i soldi per sostenere chi è in difficoltà e per uscire da una crisi economica che, se non adeguatamente affrontata, può diventare irreversibile e catastrofica.
Recentemente sono stati pubblicati quattro documenti che analizzano la situazione in atto e danno indicazioni sugli interventi per “salvarsi dalla catastrofe” e, addirittura, utilizzare l'attuale crisi per risolvere alcune questioni cruciali (per esempio la questione ambientale).
I quattro documenti, pur provenendo da soggetti molto diversi (Fondo Monetario Internazionale, Accademia del Lincei, Sbilanciamoci e Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile [3, 4, 5, 6]), dicono cose molto simili e si ritrovano sui seguenti quattro punti strategici:
1) impedire che l'epidemia si riaccenda sostenendo adeguatamente i servizi sanitari, in particolare la prevenzione e la medicina territoriale. Se l'epidemia dovesse riaccendersi non sarebbe solo un enorme problema sanitario ma un ulteriore colpo durissimo a un'economia già traballante;
2) aiutare le persone in difficoltà affinché possano provvedere ai loro bisogni. In questo modo si sostiene anche la domanda di beni e servizi, condizione indispensabile per una ripresa produttiva;
3) aiutare le imprese in difficoltà, garantendo la liquidità necessaria per resistere fino alla ripresa economica (tramite sussidi, prestiti a tasso agevolato, garanzia statale dei debiti contratti ecc.). Secondo l'ASviS questi aiuti dovrebbero riguardare prioritariamente il settore green e dovrebbero essere dati in cambio di programmi e impegni a favore della sostenibilità ambientale e della parità di genere, così da promuovere la transizione verso un'economia più ecosostenibile e più equa. Gli economisti di Sbilanciamoci propongono anche di elargire gli aiuti alle sole aziende con sede fiscale in Italia o che si impegnano a riportare la sede fiscale in Italia (per contrastare l'elusione e l'evasione);
4) contrastare la disoccupazione anche con investimenti pubblici (che dovrebbero privilegiare i territori con maggiore disoccupazione e povertà; gli interventi più in linea con l'ecosostenibilità, il benessere sociale e l'equità).
Per realizzare questi quattro punti sono necessarie risorse che certamente non si possono chiedere ai poveri e ai meno abbienti. L'FMI in precedenti documenti aveva sottolineato la necessità di una maggiore progressività fiscale (quindi introdurre aliquote più alte per i redditi più alti) e di tassare maggiormente i patrimoni (quindi introdurre o aumentare le tasse patrimoniali e tassare maggiormente le eredità), strategia sulla quale concordano anche gli altri tre documenti, che propongono anche tasse sulle attività economiche a maggiore impatto ambientale, sulle transazioni fiscali (tobin tax) e sulle attività digitali e l'e-commerce (uno dei pochi settori che si è avvantaggiato con l'epidemia). Un'altra parte delle risorse dovrebbe venire da una seria lotta all'evasione e all'elusione fiscale (che toglie alle casse dello Stato tra i 107 e i 190 miliardi all'anno [7]).
Gli economisti sottolineano anche che una crisi così grave e globale e l'interdipendenza delle economie dei diversi Stati richiedono interventi concordati e coordinati. Se i singoli Stati andassero ognuno per sé o, peggio, l'uno in competizione con gli altri, uscire dalla crisi sarebbe molto difficile per tutti, ma sopratutto per i piccoli Stati e le economie non forti (e, quindi, per l'Italia e per gran parte dei Paesi europei). La UE ha quindi un ruolo importantissimo. Bisogna smetterla di ragionare come italiani, tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli e ragionare come europei, perché ciò è nell'interesse di tutti.
E' molto difficile combattere l'evasione e l'elusione fiscale se nella stessa UE esistono paradisi fiscali (Lussemburgo, Cipro, Malta, Ungheria, Irlanda, Olanda, Belgio) o aumentare la progressività delle imposte e applicare tobin tax ed ecotasse se in Paesi vicini questo non avviene. E' velleitario pensare che un singolo Stato della UE possa “persuadere” una grande multinazionale o un paradiso fiscale extra-UE, ma quello che è quasi impossibile per un singolo Stato può diventare invece possibile per la UE, che conta 27 Paesi ed è al secondo posto nel mondo sia come import che export.
Se fosse la UE, e non i singoli Stati, a introdurre una patrimoniale le cose sarebbero più semplici e non si litigherebbe più tra i vari Paesi membri ma tra le forze politiche di destra e di sinistra.
Il documento di Sbilanciamoci fa propria la proposta di alcuni economisti della London School of Economics che hanno suggerito una patrimoniale “a tempo” (in vigore solo per gli anni necessari a superare la crisi economica dovuta al covid): chi ha un patrimonio tra i 2 e gli 8 milioni di euro dovrebbe pagare una tassa patrimoniale dell'1%, chi tra i 8 e i 1.000 milioni il 2% e chi superiore ai 1.000 milioni il 3%. Una tale tassa, essendo in vigore solo per pochi anni e finalizzata a contrastare gli effetti negativi dell'epidemia, potrebbe scoraggiare pratiche di elusione fiscale, interesserebbe solo l'1% più ricco e darebbe alla UE una disponibilità di oltre 150 miliardi di euro all'anno [8].
In vari Paesi europei alcuni partiti (sinistra, verdi) hanno chiesto interventi in linea con quanto prima indicato.
In Italia PD e LEU hanno avanzato una timida proposta: introdurre per soli tre anni un'aliquota del 47% per la quota di reddito tra 80.000 e 100.000 euro di imponibile, del 49% per la quota di reddito tra 100.000 e 150.000 euro e del 51% per la quota superiore ai 150.000 euro (attualmente per tutti i redditi superiori a 75.000 euro l'aliquota è del 43%). Questa proposta chiede quindi un piccolo sacrificio allo 0,4% più ricco degli italiani (solo 200.000 persone dichiarano un reddito imponibile superiore agli 80.000 euro). Immediatamente tutte le altre forze politiche hanno manifestato la loro netta contrarietà. Ma se i ricchi non si devono toccare, significa che i soldi vogliono prenderli dai poveri e dal ceto medio.
Fare un'opposizione demagogica è facile, basta dire: “Molti più soldi a tutti, meno tasse a tutti, più investimenti” (e secondo Lega e Fratelli d'Italia anche “niente prestiti dalla UE ma solo regali”), illudendo la gente chetutto ciò sia possibile e che viviamo nel mondo delle favole. Eppure tutti sanno, o dovrebbero sapere, che “senza denari non si cantano messe” e che “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”.

Note: 1) www.ilsole24ore.com/art/fmi-recessione-globale-2020-3percento-e-l-italia-pil-calo-9percento-ADWExyJ; 2) www.ilsole24ore.com/art/manovra-80-miliardi-marzo-e-maggio-come-covid-ha-capovolto-calendario-conti-pubblici-ADkePDP; 3) www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/04/14/weo-april-2020; 4) www.lincei.it/it/article/la-crisi-covid-e-la-possibile-svolta-l%e2%80%99unione-europea; 5) https://sbilanciamoci.info/come-riformare-la-giustizia-fiscale-ai-tempi-della-pandemia/?spush=cGlvcnVzc29rcmF1c3NAdGlzY2FsaS5pdA==; 6) https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/RapportoASviSCovidAgenda2030.pdf; 7) La stima più bassa è del Ministero delle Finanze la più alta di uno studio dell'Università di Londra: Study and Reports on the VAT Gap in the EU-28 Member States: 2018FinalReport; 8) C. Landais, E. Saez, G. Zucman “A progressive European wealth tax to fund the European Covid response”.

 

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