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Associazione Marco Mascagna - O.N.L.U.S.

La raccolta differenziata in Campania sta aumentando sempre più (27/01/2012)

Una buona notizia: la raccolta differenziata in Campania sta aumentando sempre più. Nel 2007 era il 13%, nel 2008 il 19%, nel 2009 il 29%, nel 2010 il 39,5%. Ciò dimostra che non è vero che i napoletani sono “antropologicamente incapaci di fare la raccolta differenziata”, come sostenevano tanti politici, giornalisti, opinion leader ecc. Ciò dimostra anche che la scelta del piano regionale di un fabbisogno di inceneritori per 1.531.000 tonnellate (pari al 59% della produzione di rifiuti) non è assolutamente realistica. Perché  prima del 2015-2016 gli inceneritori non entreranno in funzione e, se nel 2010 si era al 39,5 % di raccolta differenziata, nel 2016 si sarà almeno al 70-75% e quindi ci sarà molto poco da bruciare.
Una brutta notizia: il Piano Rifiuti Regionale è stato approvato praticamente senza modifiche.
Una notizia buona e brutta. La UE ha sospeso la multa all'Italia per la cattiva gestione dei rifiuti in Campania e ha dato 5 mesi di tempo per dimostrare che si è cambiata strada. La Ue è disponibile anche a scongelare i fondi a favore della Campania, a patto che vengano spesi soprattutto per la raccolta differenziata, il riciclo, la riduzione di rifiuti e anche per gli inceneritori.
Queste le notizie.
Cosa fare ora per cercare di far attuare una corretta gestione dei rifiuti in Campania?

  1. ci dobbiamo battere perché si inizi subito ad attuare quelle parti del piano regionale che riguardano impianti di compostaggio, raccolta differenziata e riduzione rifiuti. La costruzione di impianti di compostaggio è sicuramente la priorità. Infatti finché non ci sono impianti di compostaggio i Comuni sono costretti a inviare l'umido raccolto in altre regioni con costi estremamente alti che rendono non conveniente e dispendiosa la raccolta dell'umido e il porta a porta. Attualmente la Campania ha impianti di compostaggio per una capacità di 45.000 T. Nel documento inviato alla UE si dice che si prevede che per fine 2012 si arriverà a 81.000. Lo Stato ha fissato per la Campania, come obiettivo da raggiungere nel 2013, di compostare almeno il 20% della frazione umida (cioe almeno 150.000 tonnellate). Se la Campania non raggiungerà questo obiettivo, non avrà dei finanziamenti statali. Bisogna quindi terminare al più preso gli impianti in costruzione e costruirne di altri. La Provincia è l'istituzione che ha le maggiori competenze in questo campo e, quindi, quella su cui più bisogna premere. I fondi della UE devono essere utilizzati prioritariamente per questo.
  2. Dobbiamo fare in modo che la raccolta differenziata aumenti ancora di più (obiettivo 65% per il 2012 come prescrive la legge) e che sia di buona qualità (cioè che nel contenitore della carta ci sia solo carta e cartone, in quello del multimateriale solo imballaggi di plastica e metallo ecc.).

I soldi che i riciclatori danno ai Comuni (o alle loro società come l'ASIA) dipendono dalla qualità del materiale raccolto. Per esempio se la carta raccolta contiene meno dell'1,5% di impurità (plastica ecc.) il Comune (l'ASIA nel nostro caso) incasserà 90 euro a tonnellata, se ne contiene tra 1,5 e 4% riceverà 67 euro a tonnellata, se più del 4% solo 45 euro; se il vetro raccolto ha meno dell'1% di materiale estraneo il Comune incassa 37 euro a tonnellata, se ne contiene più del 5% incassa solo 0,5 euro a tonnellata. Quindi, solo se la raccolta differenziata è di qualità risulta sostenibile economicamente così da consntire una riduzione nel pagamento della TARSU da parte dei cittadini.
Da quanto detto si capisce l'importanza dell'impegno personale (fare la raccolta differenziata, farla scrupolosamente, informare amici, parenti e conoscenti e convincerli a fare altrettanto, fare il compostaggio domestico,  ecc.) ma anche della corretta azione da parte delle istituzioni preposte (la Provincia che deve realizzare gli impianti di compostaggio; la Regione che deve indirrizzare, finanziare e facilitare la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, invece di focalizzarsi tanto sugli inceneritori; il Comune ecc.). Noi della Marco Mascagna, come sempre, saremo impegnati su ambedue i fronti: informando i cittadini, cercando di promuovere comportamenti ecologicamente corretti, ma anche tallonando le istituzioni perché i rifiuti siano gestiti in maniera ecologicamente corretta. Ma lo potremo fare solo se ci sarà l'impegno di soci e simpatizzanti.

Ore decisive queste per la questione rifiuti in Campania (16/01/2012)

Sono ore decisive queste per la questione rifiuti in Campania. Lunedì 16 alle ore 10 il Consiglio Regionale discuterà il nuovo piano rifiuti che prevede in sintesi nessuna riduzione dei rifiuti, un fabbisogno di inceneritori per il 56% dei rifiuti prodotti, discariche per 503.000 tonnellate/anno.
E' interessante illustrarne l'iter e i rilievi critici, che non sono venuti solo dalle associazioni ambientaliste e dai comitati, ma anche dal Ministero dell'Ambiente, dall'ARPAC, dalla Confindustria, dalla CGIL, da alcune Province (es. Benevento), Comuni ecc. Rilievi su alcuni punti pressocché unanimi, ma che non sono riusciti a modificarli.
L'iter del piano: a pensar male si va all'Infermo ma spesso ci si azzecca.
La prima bozza di piano viene presentata il 17 giugno 2011 ed entro 60 giorni si possono presentare osservazioni e proposte di modifica da parte di associazioni, enti cittadini. Malgrado la calura estiva e le ferie sono presentati oltre 600 osservazioni (la Marco Mascagna ne presenta 18).
Il 27 dicembre, di nuovo in clima vacanziero, sono pubblicate la sintesi delle osservazioni e delle relative risposte dell'Amministrazione regionale (documento di ben 814 pagine), più il nuovo piano (altre 300 pagine) e svariate altre centinaia di pagine di allegati. Tutte questo corposo tomo dovrebbe essere studiato dai consiglieri regionali entro l'11 gennaio per poterne discutere in Commissione Ambiente e presentare i relativi emendamenti. L'assessore Romano voleva che andasse a votazione in Consiglio il 13 gennaio. Poi  si è concordato per lunedì 16 gennaio. Si cerca di far credere che bisogna fare in gran fretta perché altrimenti l'Europa ci comminerà la multa. Ma questo è falso perché l'ultimatum dell'europa scade il 15 gennaio e riguarda il Governo Italiano e non la Regione. Lo ammetterà lo stesso assessore Romano nella riunione della Commissione Ambiente il 13 gennaio.
E' forte il sospetto che si è scelto il periodo natalizio e si è data una gran fretta per blindare il piano, impedire un esame serio da parte dei Consiglieri regionali, delle associazioni ed enti che hanno presentato osservazioni, della stampa, della società civile.
Noi siamo riusciti a studiarci tutte queste pagine, notando fatti sorprendenti e rilevanti incongruenze.
I fatti sorprendenti e le incongruenze del piano.
Il fatto che ci ha sorpreso è che CGIL e Confindustria, Comitati rifiuti e Ministero dell'Ambiente, Associazioni ambientaliste e Comuni e Province, tutti si sono trovati d'accordo su alcuni punti. Esaminiamo questi punti e le maggiori incongruienze del piano:

  1. non rispetto della normativa europea (privilegiare la riduzione dei rifiuti, poi il riciclaggio e in ultimo l'incenerimento e la discarica; riciclare almeno il 50% dei rifiuti per l'anno 2020) e nazionale (raccogliere in maniera differenziata almeno il 65% dei rifiuti per fine anno 2012) e quindi sovrastima di impianti di incenerimento (oltre il 50% dei rifiuti dovrebbe essere bruciato). Lo segnalano sia la Confindustria (“E’ ipotizzabile che nel tempo occorrente per la realizzazione di un termovalorizzatore si possa raggiungere il 65% RD … Per la Termovalorizzazione: si ritiene esuberante la potenzialità totale indicata, superiore di 400.000 t/anno a quella necessaria”) che la CGIL (“Non condivide la previsione di puntare ad una percentuale del 50% di raccolta differenziata fino al 2012, atteso che la normativa prevede una raccolta pari al 65% e conseguentemente ritiene che il Piano sia sbilanciato rispetto all'impiantistica da prevedere”), sia l'ARPAC (“Ritiene sovradimensionati gli inceneritori previsti nel piano”) che il Ministero dell'Ambiente (“Si osserva che il piano sembra impostato principalmente sulla realizzazione di impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato, inceneritori e discariche in contrasto con i principi enunciati nel piano stesso e dichiarati nella gerarchia comunitaria”).
  2. Incongruenze logiche. La prima bozza di Piano prevedeva una riduzione della produzione di rifiuti del 3% in 3 anni rispetto al dato del 2008, considerando un aumento spontaneo della produzione di rifiuti del 7,6% annuo (confrontando il dato del 2008 con quello del 2007). Quindi una riduzione della produzione di rifiuti di minimo il 10% rispetto al trend. Il Ministero dell'Ambiente ha fatto notare che tale dato (+7,6%) non corrisponde al vero e che tra il 2007 e il 2008 c'è stata invece una riduzione del 4,7% e anche nel 2009 la produzione di rifiuti si è ridotta. Malgrado ciò l'ultima edizione del Piano nella premessa riporta la correzione del Ministero ma mantiene inalterata la stima di una riduzione del 3% in 3 anni e, per di più,  calcola il fabbisogno di inceneritori e discariche sul dato stazionario del 2008 (quindi zero riduzione). Logica vorrebbe che si fosse stimata una riduzione del 15%.
  3. Incongruenze tra la programmazione regionale e quelle provinciali. Tutte le Province si sono posti un obiettivo di raccolta differenziata del 65%, come prescritto dalla legge  (D. Lgs. 03/04/2006), ma, malgrado questo, il piano regionale prevede solo il 50% di raccolta differenziata. Alcune province (es. Benevento) hanno deciso di dotarsi di impianti (tipo Vedelago) che trattano il residuo non riciclabile della raccolta differenziata consentendone un riciclaggio quasi del 100%, ma il Piano Regionale non ne prevede nessuno.
  4. Troppi impianti di incenerimento e pochi di compostaggio. L'ARPAC non usa giri di parole (“Sottostima del fabbisogno impiantistico regionale di impianti di compostaggio”), ma malgrado tali autorevoli segnalazioni i fabbisogni non sono stati cambiati.
  5. Si afferma che lo scenario senza separazione secco-umido ha minore impatto sulla salute, ma i dati che si riportano smentiscono l'affermazione. Nel piano si afferma che si è scelto lo scenario B2, che non prevede impianti di separazione secco-umido per calcolare il fabbisogno di inceneritori e discariche perché di minore impatto ambientale ma poi in una tabella si riportano dati che indicano che tale scenario ha un potenziale di tossicità umana del 46% superiore a quello A3 (scenario con impianti di separazione secco umido e il 65% di raccolta differenziata).

Se questi rilievi fossero stati accolti nel piano (quindi se si pianificava il 65% di raccolta differenziata, impianti di separazione secco umido e riduzione della produzione di rifiuti anche solo del 10%) il fabbisogno di incenerimento sarebbe stato di  605.000 T/anno, invece di 1.531.000 e quello di discariche lievemente maggiore (558.000T/anno invece di 503.000 T/anno). Se però si contemplano anche impianti di trattamento dello scarto della raccolta differenziata tipo Vedelago, il fabbisogno di discarica si riduce a 470.000T/anno e quello di inceneritori sotto il 450.000 T/anno.