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Una buona notizia: la raccolta differenziata in Campania sta aumentando sempre più. Nel 2007 era il 13%, nel 2008 il 19%, nel 2009 il 29%, nel 2010 il 39,5%. Ciò dimostra che non è vero che i napoletani sono “antropologicamente incapaci di fare la raccolta differenziata”, come sostenevano tanti politici, giornalisti, opinion leader ecc. Ciò dimostra anche che la scelta del piano regionale di un fabbisogno di inceneritori per 1.531.000 tonnellate (pari al 59% della produzione di rifiuti) non è assolutamente realistica. Perché prima del 2015-2016 gli inceneritori non entreranno in funzione e, se nel 2010 si era al 39,5 % di raccolta differenziata, nel 2016 si sarà almeno al 70-75% e quindi ci sarà molto poco da bruciare.
Una brutta notizia: il Piano Rifiuti Regionale è stato approvato praticamente senza modifiche.
Una notizia buona e brutta. La UE ha sospeso la multa all'Italia per la cattiva gestione dei rifiuti in Campania e ha dato 5 mesi di tempo per dimostrare che si è cambiata strada. La Ue è disponibile anche a scongelare i fondi a favore della Campania, a patto che vengano spesi soprattutto per la raccolta differenziata, il riciclo, la riduzione di rifiuti e anche per gli inceneritori.
Queste le notizie.
Cosa fare ora per cercare di far attuare una corretta gestione dei rifiuti in Campania?
I soldi che i riciclatori danno ai Comuni (o alle loro società come l'ASIA) dipendono dalla qualità del materiale raccolto. Per esempio se la carta raccolta contiene meno dell'1,5% di impurità (plastica ecc.) il Comune (l'ASIA nel nostro caso) incasserà 90 euro a tonnellata, se ne contiene tra 1,5 e 4% riceverà 67 euro a tonnellata, se più del 4% solo 45 euro; se il vetro raccolto ha meno dell'1% di materiale estraneo il Comune incassa 37 euro a tonnellata, se ne contiene più del 5% incassa solo 0,5 euro a tonnellata. Quindi, solo se la raccolta differenziata è di qualità risulta sostenibile economicamente così da consntire una riduzione nel pagamento della TARSU da parte dei cittadini.
Da quanto detto si capisce l'importanza dell'impegno personale (fare la raccolta differenziata, farla scrupolosamente, informare amici, parenti e conoscenti e convincerli a fare altrettanto, fare il compostaggio domestico, ecc.) ma anche della corretta azione da parte delle istituzioni preposte (la Provincia che deve realizzare gli impianti di compostaggio; la Regione che deve indirrizzare, finanziare e facilitare la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, invece di focalizzarsi tanto sugli inceneritori; il Comune ecc.). Noi della Marco Mascagna, come sempre, saremo impegnati su ambedue i fronti: informando i cittadini, cercando di promuovere comportamenti ecologicamente corretti, ma anche tallonando le istituzioni perché i rifiuti siano gestiti in maniera ecologicamente corretta. Ma lo potremo fare solo se ci sarà l'impegno di soci e simpatizzanti.
Sono ore decisive queste per la questione rifiuti in Campania. Lunedì 16 alle ore 10 il Consiglio Regionale discuterà il nuovo piano rifiuti che prevede in sintesi nessuna riduzione dei rifiuti, un fabbisogno di inceneritori per il 56% dei rifiuti prodotti, discariche per 503.000 tonnellate/anno.
E' interessante illustrarne l'iter e i rilievi critici, che non sono venuti solo dalle associazioni ambientaliste e dai comitati, ma anche dal Ministero dell'Ambiente, dall'ARPAC, dalla Confindustria, dalla CGIL, da alcune Province (es. Benevento), Comuni ecc. Rilievi su alcuni punti pressocché unanimi, ma che non sono riusciti a modificarli.
L'iter del piano: a pensar male si va all'Infermo ma spesso ci si azzecca.
La prima bozza di piano viene presentata il 17 giugno 2011 ed entro 60 giorni si possono presentare osservazioni e proposte di modifica da parte di associazioni, enti cittadini. Malgrado la calura estiva e le ferie sono presentati oltre 600 osservazioni (la Marco Mascagna ne presenta 18).
Il 27 dicembre, di nuovo in clima vacanziero, sono pubblicate la sintesi delle osservazioni e delle relative risposte dell'Amministrazione regionale (documento di ben 814 pagine), più il nuovo piano (altre 300 pagine) e svariate altre centinaia di pagine di allegati. Tutte questo corposo tomo dovrebbe essere studiato dai consiglieri regionali entro l'11 gennaio per poterne discutere in Commissione Ambiente e presentare i relativi emendamenti. L'assessore Romano voleva che andasse a votazione in Consiglio il 13 gennaio. Poi si è concordato per lunedì 16 gennaio. Si cerca di far credere che bisogna fare in gran fretta perché altrimenti l'Europa ci comminerà la multa. Ma questo è falso perché l'ultimatum dell'europa scade il 15 gennaio e riguarda il Governo Italiano e non la Regione. Lo ammetterà lo stesso assessore Romano nella riunione della Commissione Ambiente il 13 gennaio.
E' forte il sospetto che si è scelto il periodo natalizio e si è data una gran fretta per blindare il piano, impedire un esame serio da parte dei Consiglieri regionali, delle associazioni ed enti che hanno presentato osservazioni, della stampa, della società civile.
Noi siamo riusciti a studiarci tutte queste pagine, notando fatti sorprendenti e rilevanti incongruenze.
I fatti sorprendenti e le incongruenze del piano.
Il fatto che ci ha sorpreso è che CGIL e Confindustria, Comitati rifiuti e Ministero dell'Ambiente, Associazioni ambientaliste e Comuni e Province, tutti si sono trovati d'accordo su alcuni punti. Esaminiamo questi punti e le maggiori incongruienze del piano:
Se questi rilievi fossero stati accolti nel piano (quindi se si pianificava il 65% di raccolta differenziata, impianti di separazione secco umido e riduzione della produzione di rifiuti anche solo del 10%) il fabbisogno di incenerimento sarebbe stato di 605.000 T/anno, invece di 1.531.000 e quello di discariche lievemente maggiore (558.000T/anno invece di 503.000 T/anno). Se però si contemplano anche impianti di trattamento dello scarto della raccolta differenziata tipo Vedelago, il fabbisogno di discarica si riduce a 470.000T/anno e quello di inceneritori sotto il 450.000 T/anno.