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L’abusivismo edilizio è un reato non solo perché non si pagano gli oneri che servono al Comune per costruire fogne, strade, servizi ecc., ma perché il territorio è una risorsa non rinnovabile e fragile, che va gestito con un’attenta programmazione. Inoltre sull’abusivismo prosperano la malavita e gli amministratori disonesti. Questo fenomeno, sconosciuto nei Paesi civili, è una piaga soprattutto nel Sud Italia.
In Italia ogni anno sono rilasciate mediamente licenze edilizie per oltre 160.000.000 di metri cubi (l’Italia è il Paese in Europa col più alto consumo di cemento!). Perché allora non chiedere la licenza edilizia se si vuole costruire una casa? La ragione è che si sa a priori che non la si otterrebbe, perché la casa che si vuole costruire è fuori ogni regola urbanistica. Infatti, la stragrande maggioranza delle case abusive sorge in aree ad alto pregio ambientale (parchi nazionali e regionali; coste di mari, laghi e fiumi; località ad alto valore paesistico e storico-artistico; ecc.), in zone fragili dal punto di vista idrogeologico (aree scoscese; terreni franabili; aree golenali di fiumi; ecc.) in località ad eccessiva densità edilizia (periferie delle città) o ad alta escursione di densità di popolazione (località turistiche) dove la rete stradale, il sistema fognario, gli impianti di depurazione, la rete acquedottistica sono spesso insufficienti e ai limiti del collasso o tutto l’anno o per il breve periodo della stagione turistica.
Tale situazione è confermata da numerose ricerche, svolte anche tramite l’utilizzo di satelliti. Secondo la Relazione sullo Stato dell’Ambiente del Ministero dell’Ambiente l’abusivismo edilizio e l’eccessiva cementificazione sono la principale causa del dissesto idrogeologico italiano che, sempre da dati del Ministero, ha interessato in maniera grave 70.000 persone negli ultimi 20 anni in Italia.
Nella Provincia di Napoli, tra il 1960 e il 2000, la superficie urbana (quella coperta da case, strade, centri commerciali, capannoni ecc.) è aumentata del 350% a fronte di un incremento demografico inferiore al 25%. Ciò ha determinato: la trasformazione in periferia degradata o in conurbazioni urbane di un territorio di rara bellezza e interesse (paesaggio, storia, arte); il traffico automobilistico e conseguente inquinamento; scomparsa di ecosistemi (agrari e non) con la loro varietà di fauna e flora, perché il suolo è la “base” dell’ecosistema; alterazione del ciclo delle acque e inquinamento delle falde; degrado del paesaggio con gravi danni sul turismo.
Qualche altro dato: negli ultimi 10 anni in Campania sono state costruite 60.000 costruzioni abusive; le forze dell’ordine hanno censito 64 clan che gestiscono il ciclo del cemento; dal 1991 a oggi il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa ha come causa l’abusivismo edilizio.
A Ischia, isola con 62.000 abitanti, sono state presentate 20.000 richieste di sanatorie edilizie. Non è un caso se poi avvengono frane, come quella che nel maggio del 2008 causò la morte di un’intera famiglia. Se si tollera l’abusivismo, le lacrime su quei morti sono lacrime di coccodrillo.
Un paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d'Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un'impronta devastante sull?ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta. Dopo tre anni di indagini sotto copertura, Greenpeace pubblica l'inchiesta "Amazzonia, che macello!" con la quale smonta, pezzo per pezzo, il complesso mercato globale della carne e della pelle e rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico parzialmente partecipati dallo stesso governo brasiliano stanno distruggendo l'Amazzonia e il clima del nostro pianeta. In quest'inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati, Greenpeace ricostruisce le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della popolazione locale.
www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/macello-amazzonia
Un insieme di gruppi, associazioni cooperative ('O Pappece, Canto Libre, WWF, Piediperlaterra, Gruppi di acquisto solidale Friarielli, Meetup, camminaleggero, federconsumatori, freebanc, mammeperlacittà
ecc.) sta cercando di organizzare due "Piazze di economia solidale" in cui offrire spazio a produttori di beni (alimenti biologici, scarpe, borse, indumenti ecc.), ad attività di baratto, riciclo, informazione, gioco, animazione ecc.
Questo spazio/evento si terrebbe a Piazza S. Maria La Nova e a Piazza Quattro Giornate una volta alla settimana a settimane alterne (un giovedì in una piazza e il successivo nell?altra piazza).
Gli organizzatori ci hanno chiesto di partecipare anche noi con le nostre attività di informazione e solidarietà. Per partecipare abbiamo però bisogno di volontari che si impegnino ad essere presenti nel nostro "stand" almeno qualche giovedì (pensavamo di concentrarci solo su Piazza Quattro Giornate).
Vi chiediamo per questo di comunicarci la vostra disponibilità inviandoci una mail a mail@giardinodimarco.it.
Il primo gennaio 2010, dopo quasi 16 anni, è finita la gestione straordinaria dei rifiuti in Campania. Crediamo che sia il caso di ripercorrere in estrema sintesi questa sconcertante storia, anche perché stampa e TV hanno, quasi sempre, disinformato più che informato, omettendo dati e fatti, raccontando spesso fandonie, anche solo perché non hanno verificato la veridicità di quanto politici e amministratori andavano affermando (vi ricordate l'affermazione: "L'inceneritore inquina come 3 auto di media cilindrata", riportata da tutte le testate giornalistiche senza verificarne la veridicità e che era palesemente falsa perché, alla meglio, inquina come 127.000 auto). Per questo vi invitiamo a leggere il file allegato e a farlo leggere a quante più persone e possibile perché, come diceva un rivoluzionario di 2000 anni fa "La verità vi fa liberi".
leggi il documento Storia di 16 anni di gestione straordinaria dei rifiuti in Campania
La Regione ha approvato, con il voto favorevole di PD e PdL, il Piano casa, una brutta legge, che determinerà ulteriori ferite e deturpazioni al nostro territorio.
Dentro c'è di tutto: dal cambiamento di destinazione d?uso delle case rurali, fino al recupero ad uso abitativo delle stalle abusive sui Monti Lattari, in piena area di tutela. E poi ancora, la possibilità di costruire abitazioni al posto di aree industriali dismesse di estensione fino a 15.000 mq (due terzi di piazza del Plebiscito), con un semplice permesso a costruire e in deroga ai piani regolatori vigenti.
Nella foga, i promotori della legge non hanno risparmiato nemmeno le zone C dei parchi nazionali.
Si potranno ampliare del 20% e 35% le abitazioni, anche se abusive
(sic!) purché condonate o anche solo in attesa di regolarizzazione.
Una ferita gravissima per una regione che ospita il 20% dell?intero patrimonio abusivo italiano e nella quale risultano ancora inevase più dell?80% delle domande di condono. Poi alla prossima frana, alla prossima alluvione, si verseranno lacrime di coccodrillo sui morti e feriti e sullo scempio del Bel Paese.