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Associazione Marco Mascagna - O.N.L.U.S.

Perché, chi l'ha determinato e a chi serve il “problema immigrati” (11/06/2018)

Per capire la “questione immigrati”, perché è diventata un problema e se gli interventi attuati hanno migliorato o peggiorato la situazione, è molto utile ripercorrere la storia degli interventi governativi degli ultimi 20 anni su questo tema, anche per dare un giudizio sull'operato delle forze politiche.
Nel 1998 viene varata la legge Turco-Napolitano che prevede quote annuali di ingresso per cittadini stranieri chiamati a lavorare da datori di lavoro (cioè uno straniero può venire in Italia solo se dimostra che un datore di lavoro lo vuole assumere). Ogni anno il Governo stabilisce con un “decreto flussi” la quota di stranieri che possono entrare in Italia per lavoro: a questi viene rilasciato un permesso, per cui diventano immigrati “regolari”.
L'impianto della legge Turco-Napolitano viene mantenuto dalla legge Bossi-Fini del 2002 con alcune modifiche di cui due particolarmente importanti:
1) sono concessi con grande difficoltà permessi a stranieri che provengono da Paesi che non contrastano l'emigrazione e/o che non accolgono gli espulsi dall'Italia e il diniego del permesso non deve essere più motivato (e, di conseguenza, non è più appellabile);
2) è abolita la possibilità che uno straniero regolare possa ospitare per un anno un connazionale (garantendogli alloggio, vitto e assistenza sanitaria) per consentirgli di iscriversi alle liste di collocamento per cercare un lavoro.
La prima norma ha determinato l'impossibilità per persone di Paesi con forte emigrazione o con relazioni non buone con l'Italia di entrare legalmente nel nostro Paese. Di conseguenza sono state rifiutate dall'Italia persone particolarmente bisognose di emigrare (per povertà o per fuggire da regimi poco democratici).
La seconda norma lasciava in piedi solo la possibilità di entrare per chiamata diretta del datore di lavoro di uno straniero ancora non presente in Italia. Poiché i datori di lavoro molto difficilmente assumono qualcuno che non hanno neanche visto, ciò ha determinato la necessità di entrare in maniera irregolare in Italia per cercare un lavoro (e spesso svolgerlo per un certo periodo di tempo), ritornando poi nel proprio Paese per poter essere chiamati dal datore di lavoro. Una procedura costosa, farragginosa e ipocrita.
L'effetto di questi due provvedimenti è stato un aumento degli immigrati irregolari e la necessità di procedere a sanatorie per venire incontro ai datori di lavoro (in particolare alle famiglie che avevano in casa un/una badante o un/una colf a cui si erano affezionati).
Nel 2009 (Ministro degli Interni Maroni) viene varato il Pacchetto Sicurezza (legge 94/99) che prevede norme per rendere più facili le espulsioni e per contrastare gli irregolari (pene per chi affitta agli irregolari, reato di ingresso e soggiorno illegale, aggravante della “clandestinità” ecc.). Queste norme non hanno incrementato granché le espulsioni (ma le hanno rese più arbitrarie) e non hanno ridotto il numero degli irregolari. Hanno invece peggiorato la loro situazione (fitti più alti per avere un alloggio; impossibilità di denunciare reati, vessazioni o sfruttamento di cui si è vittime, per non finire sotto processo o espulsi; ecc.).
Il Pacchetto Sicurezza ha anche aumentato il numero degli irregolari grazie all'introduzione dell'obbligo di dimostrare la disponibilità di un alloggio conforme a determinati requisiti (verificati da ASL e Comune). Se prima una coppia di coniugi o alcuni connazionali abitavano in uno stesso appartamento ed erano tutti regolari ora quell'appartamento diventa idoneo per una sola persona e gli altri diventano così irregolari, non avendo la possibilità economica di prenderne uno adeguato.
Il Pacchetto Sicurezza, inoltre, ha allungato la permanenza degli stranieri nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) a 6 mesi. Successivamente la legge 129/2011 (Governo Berlusconi) ha ulteriormente prolungato la permanenza nei CIE fino a 18 mesi.
L'accordo UE sugli hotspot, siglato nel 2015 dal Governo Renzi, dispone che in questi centri si proceda a un sommario interrogatorio del migrante per smistarlo a un centro di prima accoglienza (se si ritiene che abbia diritto all' “asilo”) o a un CIE (per identificarlo ed espellerlo).
La legge Minniti (46/2017, Governo Gentiloni) ha cambiato composizione e procedure per l'accertamento del “diritto d'asilo” (un solo grado di giudizio, esame solo sulla documentazione scritta senza contraddittorio e senza bisogno di convocare il richiedente ecc.).
Tutte queste ultime leggi hanno portato a un enorme aumento dei costi e del personale addetto a gestire gli stranieri (per la gran parte cooperative e società) e a una drastica riduzione delle ammissioni all' “asilo” (e quindi a un aumento degli irregolari). Nel 2012 solo il 22% delle domande di “asilo” veniva respinto, nel 2013 e nel 2014 il 39%, nel 2015 il 59%, nel 2016 il 56%, nel 2017 il 53% [1].
E' particolarmente istruttivo anche analizzare i decreti flussi (cioè il numero di stranieri che ogni anno possono venire in Italia per lavoro avendo il relativo permesso) e le sanatorie degli stranieri irregolari.
Dal 1998 a oggi il numero di permessi stabiliti per anno:
1998: 58.000
1999: 278.000 (58.000 permessi più 214.000 irregolari sanati)
2000: 63.000
2001: 89.400 (di cui 39.400 stagionali)
2002: 773.500 (79.000 permessi e 694.000 sanati)
2003: 79.500 (di cui 68.500 stagionali)
2004: 115.500 (di cui 50.000 stagionali)
2005: 180.000 (di cui 45.000 stagionali)
2006: 580.000 (di cui 80.000 stagionali)
2007: 47.100
2008: 150.000
2009: 375.000 (80.000 stagionali e 295.000 sanati)
2010: 80.000 stagionali
2011: 160.000 (di cui 60.000 stagionali)
2012: 52.850 (di cui 39.000 stagionali)
2013: 47.850 (di cui 30.000 stagionali)
2014: 10.000 stagionali
2015: 13.000 stagionali
2016: 30.850 (di cui 13.000 stagionali)
2017: 30.850 (di cui 13.850 stagionali)
Da questi dati emerge in maniera evidente:
1) il ridursi negli ultimi anni dei permessi concessi: nel periodo 1998-2009 la media dei permessi rilasciati è di 232.000 all'anno; dal 2010 in poi di 53.000. Il Governo Renzi è quello che supera tutti per esiguità dei permessi rilasciati (17.950 all'anno di cui il 56% per stagionali), i governi di destra quelli che hanno rilasciato più permessi;
2) il prevalere dal 2009 in poi dei permessi per lavoro stagionale (massimo 6 mesi).
Quello che i dati non dicono è che gran parte dei permessi rilasciati (soprattutto negli ultimi 6 anni) sono serviti a regolarizzare persone che già erano regolari e che sono diventate irregolari grazie alle norme introdotte. In alcuni anni solo il 10% della quota (pari a 1000-3000 persone) è servita a far entrare nuove persone o a regolarizzare persone da sempre irregolari [2].
L'aumento degli sbarchi dal 2011 in poi dipende in parte dalle guerre in Medio Oriente e in Africa e dall'avanzata dei fondamentalisti islamici, che fa fuggire chi può, ma dipende anche dall'impossibilità di entrare nel nostro Paese attraverso percorsi legali, come avveniva prima.
La popolazione italiana negli ultimi 20 anni è diminuita di 1,5 milioni di abitanti, attualmente ogni anno c'è un saldo negativo di circa 150.000 abitanti e nei prossimi 12 anni è prevista una diminuzione di circa 3 milioni di abitanti, con 4 milioni di vecchi in più [3]. Abbiamo quindi un estremo bisogno di immigrati giovani per badare ai nostri vecchi, per svolgere lavori che gli italiani non vogliono svolgere (badante, pastore, bracciante, colf, operaio non qualificato, inserviente ecc.), per avere una massa di adulti che paghi i contributi per garantire le nostre pensioni. Secondo l'ISTAT abbiamo bisogno di almeno 200.000 immigrati all'anno [4], eppure negli ultimi anni abbiamo permesso solo a 3.000-5.000 persone di arrivare in Italia per lavoro e abbiamo dato asilo o protezione a circa 34.000 persone all'anno.
Invece di “mandare via i 600.000 irregolari presenti nel nostro Paese” (come dice Salvini falsando i dati, perché sono 491.000 [4]) li dovremmo regolarizzare tutti. In questa maniera i 137.000 migranti chiusi nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) potrebbero riacquistare la libertà e guadagnarsi da vivere senza gravare sulle casse dello Stato, mentre gli altri 354.000 che ora lavorano a nero potrebbero far valere i loro diritti di lavoratori e finire di essere sfruttati. In questa maniera, inoltre, i loro datori di lavoro verserebbero tasse e contributi con enormi vantaggi per le casse dello Stato e dell'INPS.
Accogliere chi è in difficoltà non è solo un dovere etico, è per noi anche una manna dal cielo per risolvere i nostri problemi. I Governi che si sono succeduti in Italia hanno varato provvedimenti che, invece di facilitare l'ingresso legale e controllato dei migranti - indispensabili al nostro Paese - hanno creato una massa di 491.000 irregolari che, proprio per essere irregolari, lavorano a nero, hanno salari da fame, spesso preferiscono chiedere l'elemosina invece di lavorare (se la paga oraria è di 2 euro l'ora, lo faremmo anche noi) o, in pochi casi, delinquere. Tale situazione peggiora anche la condizione degli italiani poveri, che vedono in questi disperati dei concorrenti (“ci tolgono il lavoro”, “lo rendono con meno garanzie”).
Gli immigrati ci servono, sono indispensabili. Averli irregolari può essere utile solo a datori di lavoro senza scrupoli (per poterli sfruttare senza che possano ribellarsi e per utilizzarli come si usavano i crumiri nell'800) e ai politici che, invece di affrontare i problemi del Paese (la povertà, le enormi disuguaglianze, la finanziarizzazione dell'economia, i gravi problemi ambientali, l'enorme debito pubblico, l'aumento delle persone non autosufficienti ecc.), li usano come capro espiatorio per il malcontento diffuso al fine di guadagnare facili consensi.

Note: 1) dati del Ministero degli Interni; 2) www.rivistapaginauno.it/la_schizofrenia_dell%27accoglienza.php; 3) ISTAT: Il futuro demografico del Paese: www.istat.it/it/archivio/48875 anche l'ONU e l'INPS stimano un fabbisogno simile: ONU Department of Economic and Social Affairs Population Division,Word Population Ageing 1950-2050, INPS Centro Studi e Ricerche 2017; 4) ISMU: XXIII rapporto sulle migrazioni www.ismu.org/wp-content/uploads/2017/12/Comunicato-23esimo-rapporto-ISMU.pdf;

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Per rilanciare l'economia è prioritario ridurre le disuguaglianze e introdurre una tassa sui patrimoni: ora lo dicono anche il FMI e l'OCSE (25/05/2018)

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e il FMI (Fondo Monetario Internazionale) per molti anni hanno predicato la necessità di riforme strutturali tese a ridurre le tasse, diminuire la spesa pubblica, liberalizzare i mercati anche tramite la privatizzazione di beni pubblici. Oggi entrambi hanno cambiato idea.
Il FMI, analizzando la situazione italiana, afferma che per ridurre il debito e mettere a posto i conti pubblici è necessario ridurre il carico fiscale sui lavoratori e aumentare quello su “ricchezze, immobili e consumi”, cioè introdurre una “patrimoniale soggettiva” (che tassi cioè il patrimonio complessivo della persona), reintrodurre la tassa sulla prima casa abolita dal Governo Renzi, e aumentare l'IVA sui beni non di prima necessità (ridotta dal Governo Berlusconi). Altri provvedimenti necessari per il FMI sono il sostegno alle fasce più deboli, il taglio della spesa primaria corrente e l'aumento degli investimenti [1].
L'OCSE, nell'ultimo rapporto [2], ammette che le ricette indicate in questi anni non hanno portato ai risultati sperati, ma ad una stagnazione economica e all'aumento delle disuguaglianze. In particolare il rapporto sottolinea che le disuguaglianze economiche risultano dannose per la crescita di lungo periodo e che le politiche strutturali non servono se non sono accompagnate da misure che distribuiscano in modo più equo la ricchezza prodotta.
Da tempo la maggioranza degli economisti ha richiamato l'attenzione sul ruolo delle disuguaglianze economiche e dell'aumento dei poveri come freno allo sviluppo economico: più poveri ci sono e più i consumi, e quindi le vendite, calano; più i disoccupati e i precari aumentano e più i salari diminuiscono e, quindi, aumentano i poveri; più i salari diminuiscono e più le imprese riescono a fare buoni utili anche vendendo meno e sono meno interessati all’innovazione; più il sistema produttivo è stagnante e meno è conveniente investire in esso, mentre diventa più conveniente dirottare i capitali in attività finanziarie; più aumenta la finanziarizzazione e più l’economia è instabile e a rischio di crisi.
L'ultimo rapporto dell'OCSE fa sua questa analisi e punta il dito soprattutto sul fatto che l'aumento di ricchezza da parte dei più ricchi non si traduce né in aumento dei consumi, né degli investimenti produttivi ma solo in un aumento delle attività finanziarie speculative e, più soldi si hanno più cresce la propensione a investire in attività finanziarie ad alto rischio.
Secondo l'OCSE se non si contrasta questa situazione le disuguaglianze andranno sempre più ad aumentare e l'economia sarà sempre più debole e instabile. Già ora nei 18 paesi OCSE il 40% più svantaggiato detiene solo il 3% della ricchezza. Il 10% più ricco/benestante possiede il 50% e l’1% più ricco ne detiene il 20%. Bisogna quindi levare soldi ai ricchi e darli ai poveri.
Il rapporto punta l'attenzione sulle politiche fiscali attuate in questi ultimi decenni, che hanno ridotto la progressività della tassazione (la fiscalità è progressiva se all'aumentare della ricchezza aumenta la percentuale del reddito o della ricchezza patrimoniale che va versata allo Stato: cioè chi più ha percentualmente deve pagare di più). In questi ultimi decenni vari Paesi hanno abrogato o ridotto le imposte patrimoniali e quelle di successione e hanno diminuito le aliquote per i redditi più alti e per i redditi da capitale e da impresa. Per esempio il valore medio dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle società è diminuita dal 47% al 24% tra il 1981 e il 2017, quello dell’aliquota applicata ai dividendi dal 75 al 42%, le aliquote medie IRPEF dei soggetti ad alto reddito: dal 65,7% nell’81 si sono ridotte al 41,4% nel 2008. Cioè si è dato tanto ai ricchi levandolo ai poveri (tramite tagli alla spesa sociale, aumento delle tariffe e blocco dei salari).
L'Italia tra i vari Paesi OCSE è tra quelli che più si è data da fare in questa assurda politica a favore di ricchi e benestanti e contro i poveri e le persone di basso reddito. Infatti:
- ha ridotto moltissimo la progressività fiscale. Nel 1974 vi erano 32 diversi scaglioni di reddito, l'ultimo quello sopra i 500 milioni (corrispondente a circa 2 milioni e 850 mila euro) pagava l'82% di quanto guadagnava. Oggi ci sono solo 5 scaglioni e l'ultimo paga solo il 43%. In questi anni e come se si fossero quasi dimezzate le tasse ai ricchi e raddoppiate le tasse alle persone di basso reddito;
- ha abolito la tassa sulla prima casa (anche se di lusso) e, in realtà, anche sulla seconda casa, perché lo Stato, in barba all'obbligo di coabitazione per i coniugi, permette che un coniuge abbia la residenza in un comune e l'altro lo abbia dove ha la seconda casa;
- ha ridotto le imposte di successione per i grandi patrimoni;
- ha diminuito le tasse per chi affitta case e palazzi;
- ha abolita l'IVA sui beni di lusso.
Per ridurre le disuguaglianze e favorire lo sviluppo economico bisognerebbe fare il contrario di quello che si è fatto in questi ultimi decenni. Ma, secondo l'OCSE, anche questo non è sufficiente ed è necessario che si introduca una “patrimoniale soggettiva”, cioè una tassa sulla ricchezza che tassi non solo alcuni possessi (le case, i terreni, ecc.), ma l’intero patrimonio di un soggetto (compresi titoli finanziari, imbarcazioni, auto, opere d'arte ecc.), in maniera progressiva (niente tassa patrimoniale per chi ha un patrimonio misero e tassa via via maggiore al crescere del patrimonio).
FMI e OCSE oggi dicono quello che gli economisti di sinistra stanno dicendo da molti anni (si vedano le proposte del gruppo Sbilanciamoci) [3].
Purtroppo il programma di governo di Lega e 5Stelle va in tutt'altra direzione da quella indicata dagli economisti di sinistra e, ora, anche dall'OCSE e dal FMI e continua (peggiorandola) l'assurda politica fiscale seguita dai governi di Destra e di Centrosinistra.
Il Fatto Quotidiano, che certo non è ostile ai 5Stelle-Lega, ha calcolato l'effetto che le due sole aliquote (comprese le deduzioni e il cumulo tra coniugi previste dall'accordo Lega-5Stelle) avrebbero sulle varie classi di reddito. Dividendo la popolazione italiana in 10 classi sulla base del reddito, l'effetto è il seguente: il 10% più povero in media pagherebbe solo lo 0,4% di tasse in meno, il 10% più ricco il 51,8% in meno [4].
In termini assoluti significa che chi guadagna meno di 8.174 euro all'anno non avrà nessun vantaggio, chi guadagna fino a 15.000 euro risparmierà al massimo 500 euro di tasse e chi guadagna sopra gli 80.000 euro avrà un vantaggio tra i 21.000 e vari milioni di euro di risparmio (quest'ultimo per i supericchi alla Berlusconi).
Insomma si continua nella politica fiscale a favore ricchi e benestanti e non dei poveri e delle persone di basso reddito.
Questo regalo a ricchi e benestanti costerà circa 50 miliardi di euro all'anno. Lega e 5Stelle dicono che la maggiore disponibilità di spesa da parte delle persone (ricche o benestanti) farà aumentare i consumi e quindi dovrebbe migliorare l'economia e le entrate. Credono cioè nella vecchia ricetta del FMI e OCSE ora criticata da questi stessi organismi. Il Corriere della Sera ci crede ancora e ha calcolato che se si verifica l'effetto positivo previsto potrebbero entrare circa 24 miliardi di nuove entrate [5]. Ma, anche così, una tale riforma costerebbe 26 miliardi di euro. Se si vogliono spendere 26 miliardi (o più realisticamente 50 miliardi), invece di fare un regalo ai ricchi non è meglio utilizzarli per contrastare le disuguaglianze, tutelare l'ambiente, ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, potenziare i trasporti pubblici, l'istruzione, la ricerca scientifica e la tutela del patrimonio artistico e culturale?
1) IMF: Fiscal Monitor: Capitalizing on Good Times, April 2018; 2) OECD: The role and Design of net wealth taxes in the OECD, 2018; 3) www.sbilanciamoci.org/controfinanziaria; 4) www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/15/flat-tax-m5s-lega-alla-classe-media-non-serve-la-meta-dei-risparmi-va-ai-ricchi/4356881; 5) www.ilpost.it/2018/05/18/costo-programma-lega-movimento-5-stelle.

Sit-in contro il megaparcheggio di Piazza degli Artisti-Via Camaino-De Bustis. La lotta continua e possiamo vincere (25/05/2018)

Il 16 maggio alle 7 di mattina un gruppo di ambientalisti (tra cui noi della Marco Mascagna) e di mercatali ha inscenato un sit-in per impedire che prendessero il via i carotaggi per la costruzione del megaparcheggio di Piazza degli Artitsi-Via Camaino-De Bustis. I carotaggi sono irregolari perché non c'è il parere della Sopraintendenza che è obbligatorio per una zona di interesse archeologico (la zona è quella del borghetto posto sul valico della Via Antiniana per Colles di epoca romana). Ma la Polizia non ha voluto sentire ragioni. Ci siamo allora seduti per terra stretti l'uno all'altro per impedire la recinzione dell'area di lavoro e l'avanzare della scavatrice. La Polizia è intervenuta sgombrando a forza la piazza. Purtroppo non eravamo molti e la Polizia ha avuto facile gioco. Poi, non sappiamo chi, ha bloccato varie strade del Vomero con cassonetti, creando il caos e bruciando anche un cassonetto che abbiamo spento noi “NO BOX”.
Questo parcheggio serve solo a far guadagnare l'impresa che ha presentato il progetto. Sembra che, ad oggi, abbiano già incassato un paio di milioni di euro da sprovveduti cittadini, che non avranno indietro un euro, viste le clausole previste e la polizza contratta con la Argo Group, con sede nella Bermuda e base operativa a Malta per le sue attività europee, che hanno il marchio della neo costituita Argo Global Societas Europeas (SE) che ha un Capitale Sociale interamente versato di soli 112.000 euro.
Noi continueremo la nostra lotta contro questa speculazione che ha anche un iter molto “sospetto” (da noi dettagliatamente denunciato con un esposto alla Magistratura). Se saremo in tanti a far sentire il nostro NO, a partecipare alla manifestazioni e prossimi sit-in possiamo vincere.

Spese folli (16/05/2018)

La spesa militare italiana e mondiale continua a crescere. Nel 2017 la spesa militare mondiale è stata pari a 1.739 miliardi di dollari (oltre il 2,3% del Pil, cioè circa 230 dollari per ogni abitante del nostro pianeta, bambini e anziani compresi). La spesa, in realtà, è maggiore, perché non sono contate le spese militari di alcuni Paesi in guerra (Yemen, Siria, Quatar, Emirati Arabi ecc.) [1].
Gli 11 Paesi che hanno speso di più nel 2017 sono: Stati Uniti, Cina, Russia, Arabia Saudita, India, Francia, Regno Unito, Giappone, Germania, Corea del Sud, Italia [1].
L'Italia ha speso circa 29 miliardi di dollari nel 2017, con un incremento del 2% rispetto al 2016. Negli ultimi 5 anni la spesa militare italiana è aumentata di circa il 10%, e purtroppo continuerà ad aumentare, perché i Governi che si sono succeduti in questi anni hanno preso impegni per l'acquisto di nuove armi [1].
Per esempio, malgrado le promesse di Renzi (“Non capisco perché buttare via così una dozzina di miliardi per gli F35”) [2] e le mozioni parlamentari che chiedevano un dimezzamento del numero di cacciabombardieri F35, il Governo Renzi ha confermato l'acquisto di 90 F35, per un costo di circa 14 miliardi di euro (circa 150 milioni di euro ad aereo).
Si è preferito invece tagliare i finanziamenti alla Sanità (nel 2013 erano 117,5 miliardi, nel 2014 115,5 nel 2015 111 e nel 2016 110 miliardi) [3[. Eppure già nel 2013 eravamo tra i Paesi che spendono di meno per la Sanità e di più per la Difesa.
Per l'istruzione e per la cultura siamo il Paese che spende di meno in Europa (7,9% del PIL per l'istruzione, contro una media UE-28 del 10,2%, e 1,4% del PIL, contro una media UE del 2,1%). Anche per povertà, diritto all'abitazione e lotta all'esclusione sociale siamo tra quelli che spendono di meno: in euro/abitante spendiamo meno di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Danimarca, Svezia [4].
Insomma si taglia la spesa per la salute, si lesinano soldi all'istruzione e alla cultura, non si finanzia la costruzione di case popolari, si stanziano fondi del tutto insufficienti per interventi a favore di chi ha un reddito mensile sotto i 500 euro o è senza-tetto, ma si spendono fior di miliardi per Difesa e armamenti. Armamenti che, spesso (come per gli F35), a detta di esperti in cose militari, sarebbero anche “molto costosi e con funzionalità limitate” e determinanti una “sudditanza tecnico-operativa” nei confronti degli USA [5].
L'acquisto di armi da parte degli Stati è il settore dove più regna la corruzione: il commercio di armi rappresenta circa il 2% di quello mondiale totale, ma è responsabile del 45% della corruzione [6].

Corruzione significa acquisto di armi non necessarie, non idonee o non ottimali per il ruolo che il Paese svolge, dal costo spropositato. Come ha detto un ex Segretario alla Difesa spagnolo: "Non avremmo dovuto comprare sistemi che non useremo, per situazioni di conflitto che non esistono e, quel che è peggio, comprati con fondi che non avevamo allora e che non abbiamo adesso". [7]

Gli esosi impegni per l'acquisto di armi sono infatti anche tra le cause dell'ingente debito di molti Paesi. La Grecia, per esempio, per vari decenni è stato il Paese europeo che più spendeva per la Difesa (il doppio della media UE), comprando armi sopratutto dalla Germania, dalla Francia e dall'Olanda. Eppure quando la Grecia è andata in crisi i Paesi UE (in primis la Germania.

In ultimo, spesso si fa credere che acquisto di armamenti è un modo per sostenere l'industria nazionale e creare posti di lavoro. In realtà vari studi evidenziano che l'industria bellica è quella che produce meno occupazione per finanziamenti ricevuti. A parità di investimento costruire linee ferroviarie e metropolitane crea il 50% dei posti di lavoro in più che non costruire sistemi d'arma, investire in istruzione crea il doppio dei posti di lavoro [8].
Una buona rete di trasporti, un buon sistema d'istruzione sono elementi indispensabili per lo sviluppo economico di un Paese. Sono anche due elementi che migliorano la qualità della vita e favoriscono la felicità dei cittadini. Le armi tutt'altro.

Note: 1) www.sipri.org si veda www.vita.it/it/article/2018/05/02/spese-militari-mondiali-oltre-i-1700-mld-di-dollari/146698; 2) #anchebasta 08:55 - 6 lug 2012; 3) Riportiamo i dati del finanziamento effettivamente erogato e non di quello messo nel bilancio di previsione che spesso è maggiore, la fonte è Corte dei Conti Rapporto 2016 www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2016/rapporto_coordinamento_finanza_pubblica_2016.pdf; 4) 1) Eurostat 2015; 5) www.analisidifesa.it/2016/03/i-dubbi-di-israele-sullf-35; 6) https://altreconomia.it/al-mercato-delle-armi; 7) https://www.peacelink.it/sociale/a/38286.html; 8) https://www.peri.umass.edu/fileadmin/pdf/published_study/PERI_military_spending_2011.pdf.

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