HOME> Contattaci

News

Associazione Marco Mascagna - O.N.L.U.S.

Siamo adulti e abbiamo ancora paura del buio? (10/11/2017)

Le nostre convinzioni, i nostri comportamenti e le nostre scelte dipendono in gran parte dalla percezione della realtà che abbiamo e dalla risonanza emotiva che tale percezione determina. Per esempio, se camminiamo di sera per una zona della città poco conosciuta la percepiamo come pericolosa e ciò determina timore e ci fa essere guardinghi e sospettosi. La percezione di pericolosità discende dalle esperienze negative e pericolose (vissute quando eravamo bambini, viste in film, lette sui giornali ecc.) suscitate dalla visione di strade buie e solitarie.
Della maggioranza dei fatti del nostro mondo non abbiamo una percezione diretta ma solo quella trasmessa dai mezzi di informazione (televisioni, radio, stampa, internet) e dal passaparola. Inoltre la nostra mente si attiva di più per i fatti nuovi, le notizie allarmistiche e che possono riguardare la nostra persona, i problemi la cui soluzione sembra facile e “indolore” (per noi), più per le immagini e le storie che per i dati statistici.
La ricerca scientifica ha evidenziato che molto spesso non c'è corrispondenza tra le nostre paure/preoccupazioni e l'effettivo rischio, cioè che abbiamo una percezione dei rischi poco o niente corrispondente ai fatti.
Per esempio molti hanno paura di volare ma non di andare in auto o in moto, eppure il rischio di morire (calcolato come probabilità su 1 miliardo di passeggeri per ogni 100 Km percorsi) è inferiore a 1 per l'aereo, 300 per l'auto e 530 per la moto [1]. Se si calcola il rischio come numero di morti sulla popolazione, il rischio di morire in un incidente d'auto è di 1 su 40.000, mentre con la moto di 1 su 10.000 [2].
Molti hanno paura di un attentato terroristico eppure la probabilità di morire in un attentato terroristico per i cittadini europei è di 1 su 8 milioni [3]. La probabilità di morire per una malattia causata dall'inquinamento atmosferico è superiore a 1 su 1.500 [4].
Come abbiamo visto nel precedente messaggio le persone sono molto preoccupate per la criminalità anche se i dati ci dicono che la criminalità è diminuita molto. Tanti sono preoccupati per l'arrivo di persone da altri Paesi, anche se i dati ci dicono che i nuovi arrivati sono meno delle persone che l'Italia perde (come saldo tra nascite e morti), che essi delinquono meno degli italiani e che svolgono in maggioranza lavori che gli italiani non vogliono fare (ad esempio quello di badante o di pecoraio).
Temiamo di essere derubati e non pensiamo che negli ultimi 10 anni ogni italiano è stato derubato di 18.500 euro (una famiglia di 4 persone di 74.000 euro) e che molto probabilmente altrettanto avverrà nel futuro. L'evasione fiscale, infatti, ammonta a 111 miliardi l'anno [5], cioè gli evasori tolgono a ciascun italiano 1.850 euro ogni anno. Eppure questo gravissimo problema non è molto sentito dagli italiani. Se si riuscisse a portare l'evasione fiscale a livello della Francia, dell'Olanda o della Gran Bretagna (dove l'evasione è circa la metà di quella dell'Italia) si recupererebbero ogni anno 55 miliardi. Con 55 miliardi in più ogni anno si potrebbero garantire mezzi di trasporto pubblici puntuali, frequenti e comodi, si potrebbe varare un piano di opere utili (risparmio energetico, riduzione del rischio sismico, riqualificazione delle periferie, restauro dei centri storici e dei monumenti, disinquinamento e tutela delle risorse ambientali ecc.), si potrebbero assumere più medici e paramedici riducendo le liste di attesa e migliorando le prestazioni, e per fare tutto ciò si creerebbero milioni di posti di lavoro favorendo lo sviluppo economico.
Televisioni e giornali dedicano un enorme spazio alla cronaca nera, al terrorismo, all'immigrazione, a disastri aerei e pochissimo spazio all'evasione fiscale, all'inquinamento atmosferico, ai morti sul lavoro (oltre mille ogni anno), alla povertà, alle disuguaglianze economiche. Studio Aperto ha dedicato il 92% di tutti i suoi servizi alla criminalità comune (omicidi, rapine, furti, violenze) e neanche uno all'evasione fiscale. Il TG5 ha dedicato il 67% dei servizi alla criminalità comune [6]. Le parole che sono comparse con più frequenza sui quotidiani italiani nel 2015 sono nell'ordine: migranti, terrorismo, guerra (in maggioranza associata alle parole religione e Islam) [7]. Perché questi organi di informazione trattano tanto di questi temi e poco o niente dell'evasione fiscale, dell'inquinamento, dei morti sul lavoro, delle disuguaglianze economiche?
Note: 1) StBA Ente federale di statistica, 2010; 2) ISTAT 2016; 3) www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/08/23/paura-vittoria-terrorismo; 4) elaborazione su dati dello studio ESCAPE (Belen et al: ESCAPE, The Lancet 2014); 5) Ministero delle Finanze (www.mef.gov.it/inevidenza/documenti/Relazione_evasione_fiscale_e_contributiva.pdf) altri enti (Confindustria, Eurispes ecc.) danno stime maggiori fino a 270 miliardi l'anno; 6) Unipolis www.fondazioneunipolis.org; 7) http://sspina.blogspot.it/2016/01/le-parole-piu-usate-dai-giornali-nel.html;
Se condividi questo messaggio diffondilo.

La criminalità diminuisce sempre di più ma gli italiani pensano il contrario. Come mai? (27/10/2017)

Il 78% degli Italiani pensa che la criminalità sia cresciuta rispetto a cinque anni fa; 5 anni fa l’85% degli italiani riteneva che la criminalità in Italia era cresciuta rispetto a cinque anni prima e 10 anni fa l'87% la riteneva nettamente aumentata rispetto a 5 anni prima e 12 anni fa l'80% la riteneva in aumento [1].
Quindi per gli italiani da 20 anni la criminalità è in continua e spesso netta ascesa.
Negli anni è aumentata anche la percentuale di italiani che teme di essere vittima di un reato (rapina, scippo, furto d'auto, furto in casa, violenza sessuale) [1].
Queste percezioni corrispondono alla realtà o sono fantasmi senza fondamento? Cosa ci dicono i dati?
Va innanzitutto detto che la criminalità si compone di vari reati e che il numero di questi può essere stimato sulla base delle denunce, delle condanne o di indagini campionarie nelle quali si pongono alla popolazione domande tipo “Nell'ultimo anno ha subito un furto (una rapina, una truffa ecc.)?”. Ovviamente alcuni dati sono molto attendibili e altri poco o niente. Per esempio il dato sul numero di omicidi è molto attendibile, perché è difficile che un omicidio non venga registrato (per ogni persona che muore la causa della morte deve essere certificata dal medico curante e dal medico legale dell'ASL, che in caso anche di semplice sospetto di morte violenta possono richiedere ulteriore parere medico-legale con eventuale autopsia). Il numero delle denunce di violenza sessuale non corrisponde per niente invece al numero dei reati, perché solo una minoranza di donne denuncia lo stupro subito (l'8%) [2]. Anche scippi, furti e borseggi non sempre sono denunciati (spesso non c'è' denuncia se non vengono rubati i documenti, se il valore rubato non è alto, se non si vuole perdere tempo ecc.).
Dall'insieme dei dati disponibili si può dire che la criminalità in Italia negli ultimi 20 anni è diminuita sempre di più [3]:
- il tasso di omicidi medio tra il 1990 e il 1995 era 2,3 omicidi ogni 100.000 abitanti, negli ultimi 5 anni il tasso medio è 0,8;
- i tentati omicidi, che erano il 3,7 ogni 100.000 abitanti, sono scesi a 1,8;
- sono diminuite anche le donne che dichiarano di avere subito stupri/tentati stupri (nel 2007 erano il 9%, ora sono il 6%) [4] e i sequestri di persona (4,7 ogni 100.000 persone, 30 volte meno che in Gran Bretagna);
- i furti d'auto diminuiscono sempre di più (nel 2004 erano 480 ogni 100.000 abitanti, oggi sono 380);
- le rapine in banca diminuiscono: da 5 ogni 100.000 abitanti del 2004 a 2;
- le rapine per strada negli ultimi 15 anni hanno avuto un andamento altalenante, ma negli ultimi 3 anni sono diminuite; anche gli scippi sembrano diminuire, pur se di poco, negli ultimi 15 anni; globalmente sono diminuite le denunce (rispetto a 10 anni fa 250.000 denunce in meno).
Forse sono aumentati i furti in appartamento (erano 280 denunce ogni 100.000 abitanti nel 2007 ora sono 290 denunce).
Insomma la criminalità è in diminuzione e oggi siamo più sicuri che negli anni '90 e 2000. Perché allora ci sentiamo meno sicuri, temiamo sempre più di essere vittime di furti e violenze e siamo convinti che la criminalità è in continua ascesa?
Uno dei motivi è l'attenzione che i media, in particolare i programmi televisivi, dedicano a questo argomento. Vari studi hanno evidenziato che dal 1995 in poi è andata sempre più aumentando l'attenzione dei media per gli episodi di criminalità, con picchi nel 2007, nel 2012 e negli ultimi due anni [5, 6, 1]. Nei TG nazionali fra le prime 3 notizie ce n'è quasi sempre una di cronaca nera, molto spesso la seconda [1]. Nel calderone delle notizie “ansiogene” (economiche, ambientali, criminalità, guerre, terrorismo, corruzione, sfiducia nella politica, incidenti, peggioramento delle condizioni di vita, salute) quelle relative alla criminalità sono attualmente il 45% del totale (negli ultimi 10 anni sono state tra il 30 e il 60% del totale). Alcuni telegiornali parlano quasi solo di criminalità: il 92% di tutti i servizi (ansiogeni e non ansiogeni) di Studio Aperto ha come tema la criminalità (in particolare omicidi, rapine, furti, violenze), segue il TG5 con il 67% [1]. Gli studi di sociologia e psicologia sociale hanno dimostrato che la nostra rappresentazione della realtà è molto influenzata dagli organi di informazione (specie da quelli televisivi, perché le immagini si imprimono più facilmente nella mente e sollecitano di più la nostra affettività) [6]. Ma c'è di più: sia nel 2007 che oggi il tema della criminalità è spesso associato a quello degli stranieri e specularmente il tema dell'immigrazione è spesso associato a criminalità e terrorismo [1, 6]. Le parole che sono comparse con più frequenza sui quotidiani italiani nel 2015 sono nell'ordine: migranti, terrorismo, guerra (in maggioranza associata alle parole religione e Islam) [7].
Se un immigrato compie un reato, la maggioranza dei giornali titola “Immigrato (nigeriano, arabo, pakistano) aggredisce (stupra ecc.)”, se lo stesso reato lo compie un italiano il titolo sarà “un uomo (un giovane, un quarantaduenne ecc.) aggredisce ...”. Cosi' la nostra mente associa a “straniero” e “immigrato” “terrorismo” e “delinquenza” e se vediamo uno straniero per strada il nostro cervello ci dice di stare in guardia, perché potrebbe essere un possibile delinquente o terrorista. E poiché ormai ogni giorno per strada, in metropolitana, sugli autobus, nelle stazioni, nei parchi ci imbattiamo in persone straniere, ci sentiamo meno sicuri.
Inoltre alcuni organi di informazione sparano alcuni dati male interpretandoli (ad arte o per ignoranza).
Per esempio i dati sugli stupri. Dire che il 42% degli stupri e dei tentati stupri è commesso da uno straniero, come hanno fatto quasi tutti i giornali cartacei e online (compresi Repubblica e Corriere), è un falso. Che il 42% delle denunce siano contro stanieri non significa che il 42% degli stupri è commesso da uno straniero, perché solo il 10% degli stupri/tentati stupri è denunciato e quindi potrebbe essere che solo il 4% è commesso dagli stranieri (cioè il 42% dell'10%) e il 96% da italiani. Poiché gli stupri che più frequentemente non vengono denunciati sono quelli commessi da familiari (il 66% degli stupri è commesso da un familiare), amici (il 10% degli stupri), datori di lavoro, colleghi, amici dei genitori è ovvio che tra il 90% non denunciato ci sia un'enorme prevalenza di italiani [4].
Un altro esempio sono i dati sulla popolazione carceraria. E' mistificante dire che il 34% dei carcerati è straniero senza dire che il 48% è in attesa di giudizio (per gli italiani è il 33%), che l'88% dei carcerati stranieri sono irregolari, persone quindi a cui non si possono applicare le misure alternative alla detenzione come avviene per gli italiani e che spesso sono in carcere proprio perché sono “irregolari” (per l'espulso che rimane in Italia o rientra è prevista la detenzione da 1 a 4 anni). Se si considerano esclusivamente gli stranieri regolari essi costituiscono solo il 4% dei carcerati mentre in Italia sono il 9% della popolazione [8]
In conclusione gli organi di informazione danno un enorme risalto alla criminalità, associando questo tema a quello degli immigrati e degli stranieri e fornendo dati in maniera mistificante e scorretta: di conseguenza la nostra mente è portata ad associare a “straniero” “probabile delinquente” e, quindi, data la frequente presenza di stranieri, ad una sensazione di rischio, di minaccia e di insicurezza, per cui siamo convinti che la criminalità aumenta sempre più anche se invece diminuisce sempre più.
Ma se i dati ci dicono che la criminalità è andata sempre più diminuendo, mentre gli stranieri sono andati sempre più aumentando (di circa 1 milione e mezzo negli ultimi 10 anni), non è proprio questa la prova che gli immigrati non hanno a che vedere con la criminalità e che nella stragrande maggioranza sono persone perbene e oneste, che non rapinano, scippano, violentano, uccidono?

Note: 1) i dati sono tratti da i vari rapporti sulla sicurezza e insicurezza sociale della Fondazione Unipolis www.fondazioneunipolis.org; 2) ISTAT 2017 www.istat.it/it/archivio/203838; 3) I dati sono tratti dai Rapporti sulla Criminalità del Ministero degli Interni; 4) ISTAT https://www.istat.it/it/archivio/161716; 5) Maneri M: Il panico morale come dispositivo di trasformazione dell’insicurezza, Rassegna Italiana di Sociologia, 1/2001; 6) Coluccia A, Ferretti F, Lorenzi L, Buracch T: Media e percezione della sicurezza: analisi e riflessioni, Criminologia 2/2008; 7) http://sspina.blogspot.it/2016/01/le-parole-piu-usate-dai-giornali-nel.html; 8) Ministero della Giustizia 2017 www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.wp

La Marco Mascagna alla marcia contro razzismo e intolleranza, per la giustizia e l’uguaglianza (20/10/2017)

Sabato 21 ottobre si terrà a Roma la manifestazione nazionale contro il razzismo e l'intolleranza, per la giustizia e l’uguaglianza. La manifestazione è stata indetta da un cartello di associazioni le più varie (ARCI, Associazione per la Pace, Cittadinanzattiva, Amnesty International Italia, Libera, Gruppo Abele, Legambiente, Greenpeace, Movimento Nonviolento, Medici senza Frontiere, Antigone, Action Aid, Giuristi Democratici, FIOM, Cobas, Emergency, Lunaria, Noi Siamo Chiesa, SOS Razzismo, Libertà e Giustizia, Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rete degli Operatori Sociali e molte altre, tra cui la Marco Mascagna) unite dalla volontà di fermare l’ondata di intolleranza e razzismo che sta dilagando nel nostro Paese, testimoniare che c’è una gran parte degli italiani che è per la fratellanza, la solidarietà, la libertà, il rispetto delle minoranze, il dialogo e l’inclusione, chiedere politiche che combattono le disuguaglianze, la povertà e l'emarginazione e che favoriscano l'accoglienza e l'integrazione.
Sta avvenendo qualcosa di grave e di estremamente pericoloso, sta avvenendo in maniera strisciante senza che molti se ne rendano conto. Si moltiplicano ogni giorno di più su giornali, televisioni, siti internet, social-network discorsi francamente o, più spesso, subdolamente razzisti e intolleranti, che spesso incitano alla discriminazione e perfino alla violenza. Si enfatizzano alcune notizie e si passano sotto silenzio altre, creando una percezione distorta della realtà. Si inventano dati, si fabbricano bufale per spaventare le persone e focalizzare le loro paure, i loro disagio, la loro disperazione verso gli stranieri, i diversi, i più poveri. Si moltiplicano gli atti di violenza e di discriminazione, atti che i mass media “documentano” e che vari siti e social-network rilanciano plaudendo, favorendo così le condizioni per altri atti di violenza e di intolleranza. Si emanano provvedimenti discriminatori, crudeli, che contraddicono i valori di fraternità, uguaglianza, libertà, che non rispettano la Costituzione e le Carte e i Trattati che l’Italia ha sottoscritto (la Carta dei Diritti dell’Uomo, dei Diritti dei Bambini, il Trattato di Ginevra ecc.).
Si è creato così un pericoloso circolo vizioso tra umori e opinioni di una gran parte dei cittadini, l’informazione e le narrazioni dei mass media (stampa, televisioni, internet, social), la propaganda di partiti e movimenti, i provvedimenti del Governo e degli Enti Locali. Un circolo vizioso che alimenta l'intolleranza e la discriminazione e che ci allontana sempre più dai valori che a parole professiamo e dai principi della nostra Costituzione e che può aprire scenari tragici e inquietanti.
Tale situazione è documentata da rapporti e studi di autorevoli sociologi [1].
Alcuni esempi:
- le due donne rom chiuse nella gabbia dei rifiuti di un supermercato e riprese dai loro aguzzini che ridono mentre le poverette gridano disperate;
- il tunisino che il 10 maggio 2016 vicino Parma viene insultato e poi pestato e seviziato a morte da sei uomini (nei primi 5 mesi del 2017 sono state uccise 5 persone per “razzismo”);
- il venditore ambulante africano derubato da alcuni giovani leccesi che lo picchiano selvaggiamente e tentano di affogarlo senza che nessuno dei numerosi bagnanti interviene in suo aiuto (nei primi 5 mesi del 2017 si registrano 10 episodi di violenza grave);
- il continuo accostamento tra immigrazione e terrorismo anche se tutti gli studi e i rapporti negano questo nesso e anche se una notevole parte degli stranieri che chiedono di essere accolti fuggono dall'ISIS e da Boko-Haram;
- testate come Libero e Il Giornale, trasmissioni come Dalla vostra parte e Quinta colonna, che ogni giorno alimentano l'odio e l'intolleranza e spesso incitano anche alla violenza (per es. “Reagire con violenza: se non lo fermiamo, l'Islam ci sterminerà”, Libero 9/4/17);
- slogan come “Padroni a casa nostra”, anni fa usati contro i meridionali e ora contro chiunque (anche italiano) è di altra etnia o religione;
- bufale quali: “Uccide una persona e gli danno le attenuanti perché rom” (in realtà le attenuanti sono state date perché minorenne); “Al 60% delle bambine magrebine di seconda e terza generazione viene negata la possibilità dalle proprie famiglie di frequentare la scuola dell’obbligo” (i dati stimano un'evasione nella fascia d'età 5-19 anni del 6% per le femmine e del 5,5% per i maschi, non dissimile da quella degli italiani); “Quasi 2 milioni di clandestini pronti a riversarsi sulle nostre coste” (in realtà nell'anno in cui è stata lanciata questa bufala sono stati 40.000);
- l'invito di Libero a sospendere i salvataggi per persuadere i migranti a non partire;
- l'ordinanza del sindaco di Ventimiglia (PD) che vieta la distribuzione di cibo ai profughi che attendevano di varcare il confine con la Francia e quella del Sindaco di Pisa (PD) che chiude alcune fontanine “perché ci andavano a prendere l’acqua gli zingari”;
- le delibere di vari comuni (solitamente di destra o della Lega) che discriminano Rom (anche italiani) e stranieri nell'assegnazione delle case popolari o di altri servizi (delibere poi annullate perché illegittime);
- la legge della Lombardia contro la costruzione di luoghi di culto non cristiani e quella veneta che dà priorità nell’accesso agli asili nido comunali ai bambini figli di genitori che vivono o lavorano in Veneto da almeno 15 anni (leggi poi annullate perché anticostituzionali);
- il decreto legge del Governo che vieta di sdraiarsi su marciapiedi, strade, stazioni ferroviarie e perfino sulle panchine dei centri storici (una norma contro i senza fissa dimora);
- i finanziamenti per gli aiuti allo sviluppo utilizzati per pattugliare i confini e impedire la fuga o l'ingresso di migranti e, per di più, dati a regimi dittatoriali (es. Eritrea) o a Paesi dove non si rispettano i diritti umani (es. Niger, Libia);
- i finanziamenti dati alla Libia (e probabilmente anche ad organizzazioni di trafficanti) perché blocchino profughi e migranti in quel Paese;
- le nuove norme sulle ong che prestano soccorso in mare e che hanno portato al dimezzamento del numero di navi che svolgono questo compito.
Negli ultimi 3 anni e mezzo 14.000 persone sono morte nel Mediterraneo per cercare di raggiungere l'Europa; non sappiamo quante sono morte nell'attraversare il Sahara o nei lager della Libia o uccise dalle polizie dei vari Paesi, dai trafficanti o da criminali.
Di fronte a questa situazione non possiamo stare in silenzio, dobbiamo prendere posizione e dire no al razzismo e all'intolleranza, alle disuguaglianze e alla povertà, dobbiamo restare umani e prendere le parti del debole, del perseguitato, del discriminato. Oggi lo possiamo fare senza rischiare alcunché, domani potrebbe diventare rischioso come lo è stato nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin o nell'Italia fascista.
Partecipiamo alla manifestazione di Roma del 21 ottobre.
La marcia inizierà alle 14.30 a Piazza della Repubblica e terminerà a Piazza Vittorio.
Chi vuole marciare con la Marco Mascagna ci invii una mail entro giovedì 19 ottobre.

Note: 1) si vedano “Lunaria: Rapporto sul razzismo in Italia (www.lunaria.org/wp-content/uploads/2017/10/quarto_libro_bianco_razzismo_web.pdf) oppure la relazione della Commissione parlamentare su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo (www.camera.it/leg17/1313) o. “Faloppa F, Razzisti a parole, Laterza, 2011.
I dati citati con le rispettive fonti sono riportati nel Quarto Libro Bianco sul Razzismo in Italia (www.lunaria.org/wp-content/uploads/2017/10/quarto_libro_bianco_razzismo_web.pdf).

 

Archivio news